Un concorso unico

di Luisa Cozzi | 9 ottobre 2018

Cosa dire della presentazione alla stampa di questo “premio anteprima” nato all’ombra dell’Abbazia di Chiaravalle quasi un anno fa, dopo un confronto con Padre Elia che mi spingeva ad essere al suo fianco in questa nuova ed entusiasmante avventura?
Potrei dire che la presentazione alla stampa è andata benissimo, che le persone (molto più numerose di ogni più rosea aspettative) hanno seguito con attenzione e partecipazione, quasi due ore di canti e interpretazioni delle Poesie della Pozzi grazie a i Poeticanti che hanno fatto un lavoro davvero degno di professionisti nel mondo dello spettacolo dedicandovisi anima e corpo e musica. E poi potrei raccontare delle sorprese a partire dalla presenza di Suor Onorina Dino e di Graziella Bernabò – grandissime studiose della Pozzi- che hanno dato da poco alle stampe un nuovo libro su Antonia Pozzi. O degli interventi di alcune giurate Junior o passaggi critici sulla poesia e sulla vita della Pozzi, scambiati tutti durante quella serata.
E ancora potrei parlare delle testimonianze portate da Padre Elia, Guido Oldani e Giovanni Gazzaneo ma di questi ci scriveranno loro in prima persona, perché le cose nate e coltivate quella sera stanno già mettendo il loro seme, lo sento da ciò che le persone presenti mi hanno detto, e che continuano a scrivermi: commossi e rapiti da questa figura di donna, fotografa e scrittrice che fu la Pozzi e che ancora è perché, nonostante la sua prematura scomparsa, continua a vivere dentro gli occhi e la mente di chi l’ha letta e ascoltata.
Proprio ieri, partecipando ad un evento milanese, il fondatore della Galleria Aprés- Coup, dopo che gli ho nominato questo concorso in favore dei giovanissimi poeti in erba e in memoria di Antonia, mi ha abbracciato commosso: ecco questo è quello che succede quando si evoca questa figura di donna, prima ancora che di poetessa.

E per questo io non vi dirò nulla di ciò che è stato detto, che è accaduto o che si dirà perché ogni momento ha il proprio linguaggio e il proprio attimo condiviso con chi c’era e vive così già dentro di noi, mettendo semi.
Quello che però certamente mi sento di dire ora è: Grazie